Violenza Maschile contro le Donne

Riconoscere, Nominare, Trasformare



La violenza maschile contro le donne non è un fatto privato, né un incidente imprevedibile.

È un fenomeno strutturale, radicato nelle disuguaglianze di genere e nelle dinamiche di potere che attraversano la nostra società. Parlare di violenza significa quindi parlare di responsabilità: la responsabilità è sempre di chi la agisce, mai di chi la subisce.

Riconoscere la non neutralità del genere è essenziale. Le donne non subiscono violenza “in quanto individui”, ma in quanto donne, all’interno di un sistema che ancora oggi normalizza il controllo, la svalutazione e l’uso della forza da parte degli uomini nelle relazioni affettive, familiari e sociali.

 

COMPRENDERE LA VIOLENZA: OLTRE GLI STEREOTIPI

La violenza non è un “raptus”, non è perdita di controllo, non è un problema di coppia.

È un comportamento intenzionale, reiterato, finalizzato a esercitare dominio.

Assume molte forme:

  • violenza psicologica: svalutazione, isolamento, intimidazione

  • violenza fisica

  • violenza sessuale

  • violenza economica

  • violenza digitale

  • stalking e controllo coercitivo

Queste diverse tipologie di violenza coesistono e si intrecciano, generando paura, dipendenza e la sensazione in chi le subisce che sia impossibile chiedere aiuto. Ma non è così.

 

IL LAVORO CLINICO: SICUREZZA, ASCOLTO, RICOSTRUZIONE

Il primo passo ed il più consigliato è sempre quello di rivolgersi ad un Centro AntiViolenza

I CAV sono luoghi sicuri in cui le donne possono essere accolte da altre donne esperte nella attivazione di percorsi di uscita dalla violenza. I centri sono sempre gratuiti e rispettosi dei bisogni delle donne che vi si rivolgono e dei loro tempi.

Il lavoro dei Centri Antiviolenza è prezioso e insostituibile.

Il mio lavoro non si pone in alcun modo in alternativa ai CAV, né intende sostituirne le funzioni. Al contrario, riconosco pienamente la loro competenza e la loro missione, e credo profondamente nel valore della rete che costruiscono ogni giorno.

 

Allo stesso tempo, nella mia pratica clinica accolgo anche quelle donne che, per motivi personali, emotivi o pratici, non se la sentono di rivolgersi a un Centro Antiviolenza o desiderano affiancare al loro percorso un lavoro psicologico individuale diverso, più intimo o più continuativo.

Nel percorso psicologico privato, la priorità è sempre la sicurezza della donna. Lo spazio terapeutico diventa un luogo protetto in cui:

  • dare nome a ciò che è accaduto

  • riconoscere i meccanismi della violenza

  • ricostruire autostima, confini e libertà

  • elaborare il trauma

  • recuperare la fiducia nelle proprie risorse

Il lavoro clinico non si limita alla cura: è anche un atto politico, nel senso più profondo del termine, perché restituisce voce e potere a chi ne è stato privato.

  • ISTAT (Italia)La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia

  • OMS – Organizzazione Mondiale della SanitàViolence Against Women: Prevalence Estimates

  • UN WomenFacts and Figures: Ending Violence Against Women

  • Consiglio d’Europa – Convenzione di Istanbul – quadro normativo internazionale di riferimento

  • EIGE – European Institute for Gender Equality – dati e analisi sul gender-based violence

Questi organismi convergono su un punto: la violenza è un fenomeno sistemico, non episodico, e riguarda in modo schiacciante uomini come autori e donne come vittime

 

UN MESSAGGIO AGLI UOMINI CHE AGISCONO VIOLENZA

Riconoscere di aver agito violenza non è semplice. Spesso significa guardare in faccia comportamenti che si preferirebbe minimizzare, giustificare o dimenticare. Ma è proprio da questo punto che può iniziare un cambiamento reale.

La violenza non nasce dal nulla: affonda le sue radici in modelli culturali che per generazioni hanno insegnato agli uomini a controllare, a prevalere, a non mostrare fragilità. Ma questo non la rende inevitabile. La responsabilità di ciò che si fa resta sempre personale. E proprio per questo, come è possibile agire la violenza è possibile interromperla.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. È un atto di coraggio. Significa assumersi la responsabilità delle proprie azioni e decidere di non lasciare che la violenza definisca chi sei o chi diventerai.

A tale scopo e se vuoi davvero emanciparti dalle logiche della violenza contatta un Centro per Uomini Autori di Violenza, CUAV, vicino a te.